La vendetta delle orche e altre storie di resistenza animale - Dispaccio #12
Indice dei contenuti
Introduzione #
Un libro letto abbastanza agevolmente, con storie e capitoli della giusta e apprezzabile lunghezza per essere conclusi in una sola seduta di lettura prima di dormire. Spiace aver trovato errori di battitura qua e là.
Nell’introduzione l’autore ha sentito il dovere di dare una spiegazione al titolo specificando per differenze quello che il libro non è, escludendo i possibili equivoci a proposito della parola resistenza, che va interpretata in senso biologico, cioè scevra da ogni connotazione politica umana. L’intento è proprio quello di raccontare le forme di resilienza animale all’uomo: episodi in cui il controllo del sapiens ha delle crepe e dove qualcosa di animale, irrazione, conflittuale, occasionale e spesso violento si infila.
Questo aspetto è il punto di contatto profondo che ho trovato con l’idea di interstizi, tanto cara a questo sito. Citando da pagina 15,
Come vedremo in questo libro, negli interstizi, in maniera clandestina e fugace, altre specie sopravvivono e prosperano, facendo resistenza al nostro dominio.
Nelle falle di un sistema dove l’uomo si sente padrone, ogni tanto succede che il selvaggio riaffiori e reclami il suo spazio.
Capitolo 2 #
Pagina 48 #
Un ammontare preciso è difficile da ottenere, ma unendo stime di Nazioni Unite, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico e Interpol si calcola che il commercio illegale di piante e animali, sia vivi sia sotto forma di pelli o trofei, viaggi dai 73 ai 216 miliari di dollari all’anno. Nel 2014, anno di picco dell’attività di bracconaggio in Sudafrica, un corno di rinoceronte bianco valeva più di 60000 dollari al chilo, un prezzo superiore a quello dell’oro. Una sola pelle di tigre può arrivare a costare 25000 dollari al mercato nero e, come per il maiale, della tigre non si butta via niente: porzionata in parti vendute singolarmete a ricchi appassionati o nel mercato della medicina tradizionale, può arrivare a valere molto più da morta che da viva. Nel 2019 il più grosso carico illegale di avorio mai scoperto fu sequestrato a Singapore: la nave, proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, trasportava 8,8 tonnellate di avorio, un numero di zanne corrispondente a 300 elefanti. Il valore totale fu stimato in 13 milioni di dollari; nello stesso cargo furono anche rinvenute 12 tonnellate di pelle di pangolino, le cui scaglie sono ancora oggi usate nella medicina tradizionale cinese.
Capitolo 8 #
Pagina 151-152 #
Il progetto più simile a un vero e proprio modello animale digitale in quanto tale è OpenWorm, un’iniziativa di open science con lo scopo di simulare digitalmente il verme nematode Caenorhabditis elegans uno degli organismi modello più comuni. Il progetto è nato “dal basso” da un gruppo di neuroscienziati nel 2012, e si basa su contributi scientifici (e donazioni) di chiunque sia in grado di partecipare. L’obiettivo finale è simulare tutte le 959 cellule del C. elegans, che è molto utilizzato proprio per la sua semplicità, in particolare quella del suo sistema nervoso. Appositi software di modellazione, tra cui uno per la meccanica dei fluidi dal nome Sibernetic, sono stati sviluppati nel tentativo di simulare il primo obiettivo di OpenWorm, ovvero il sistema muscolare e le cellule neuronali del verme nematode, che sono appena 302. Ma il progetto langue con pochi progressi; il coordinatore dell’iniziativa, il neuroscienziato Stephen Larson, ammise nel 2015 che solo il 20-30 per cento dell’obiettivo primario era stato raggiunto. A distanza di oltre 10 anni, la simulazione dell’intero sistema nervoso del C. elegans non è ancora stata raggiunta, e OpenWorm sembra essere in pausa per mancanza di fondi.
Capitolo 9 #
Pagina 158-159 #
(…) nel 2006 il sottomarino nucleare statunitense USS Ronald Reagan andò in arresto d’emergenza dopo aver aspirato oltre 800 chilogrammi di meduse attraverso un condotto di raffreddamento. La biologa marina Lisa-ann Gershwin ha di recente messo in guardia la marina australiana dallo stabilire un attracco per sottomarini nucleari nella baia di Brisbane, previsto per il 2036: la zona pullula di meduse e un incidente, potenzialmente esplosivo, sarebbe inevitabile. Il Ministero della difesa australiano ha repolica da parte sua di essere pronto a implementare tutte le misure antimedusa necessarie. Alcune start-up sono al lavoro per mettere a punto queste misure, che assomigliano in tutto e per tutto a tecnologie belliche: sono stati proposti sistemi coordinati di droni volanti per monitorare la presenza dellle meduse nel mare e prevedere l’arrivo di una fioritura, e nel 2013 alcuni scienziati coreani hanno realizzato una flotta di robot galleggianti (battezzati senza un briciolo di ironia JEROS, Jellyfish Elimination Robotic Swarm) progettati per rintracciare ammassi di meduse e farle a brandelli con delle eliche taglienti. Staremo a vedere chi l’avrà vinta, nell’imminente conflitto umano-celenterato.
Pagina 163-164 #
C’è una ragione per la quale il più celebre bug informatico è ricrodato per essere un bug nel senso letterale del termine: si trattò, infatti, di un insetto finito per caso dove non doveva essere. La storia fu per la prima volta raccontata dalla pioniera dell’informatica Grace Hopper, una delle prime programmatricei della storia dell’Università di Harvard, in Massachussetts. Il loro computer Mark II non stava funzionando come previsto e gli informatici, nonostante le continue riprogrammazioni, non riuscivano a venire a capo dell’errore. Una volta esaminati direttamente i circuiti del calcolatore, ci trovarono dentro una falena, non più di 4 centimetri di apertura alare, che era finita lì per caso. L’insetto fu attaccatto con un pezzo di nastro adesivo a un pagina di registro di laboratorio, oggi conservato allo Smithsonian Institution’s National Museum of American History. Alla data 9 settembre 1947, assieme alla falena, si può leggere: «Primo vero e proprio caso di bug ritrovato». La storia viene erroneamente ricordata come il primo esempio di bug o come l’origine del termine stesso. La parola in realtà è un’abbreviazione di bugbear, che significa “mostriciattolo, folletto”, ed era già molto utilizzata nel gergo degli ingegneri per descrivere difetti di sistema sin dal 1870, ben prima dell’invenzione di computer o calcolatori.